Celebrando le opere e l’eredità di Aldo Rossi

L’architetto Aldo Rossi ha dichiarato: “L’immaginazione e l’immaginazione possono prosperare solo sulla conoscenza della verità”. L’epigramma appare in Blue Notebooks, una rivista personale e professionale lanciata da Rousey alla fine degli anni ’60. Era una disciplina che ha preservato per un periodo di tre decenni, riempiendo 47 volumi, che hanno continuato a fornire informazioni sul suo stile unico di poesia, le applicazioni pratiche dell’architettura e una vita creativa più ampia.

Era nato nel 1931 e morì prima della fine del secolo. A quel tempo, ha guadagnato la fama come una delle principali voci dell’architettura del XX secolo, ed è stato il primo italiano a vincere il Pritzker Prize, nel 1990. Rossi ha tagliato una caratteristica della personalità con la sua vasta creatività e la sua passione per qualsiasi tipo di talento e ingegno. E una ferma convinzione nel ruolo vitale dell’architetto nella società. Apprezzava il cinema, il teatro e i libri, il che ha portato alla sua visione dell’architettura e della città come ambiente organico. “Non si può creare architettura senza studiare lo stato di vita della città”, ha detto.

Ora è oggetto di una grande mostra antologica al MAXXI Museo Nazionale d’Arte del XXI secolo di Roma, mentre la sua famosa libreria “Piroscafo” è stata ristampata in una nuova edizione da Molteni & C, uno dei suoi collaboratori di lunga data.

“Aldo Rossi, Architetto e Città” al Museo MAXXI di Roma

Modello di progetto Aldo Rossi per edificio per uffici UBS Lugano

Nel 2001, il museo ha acquisito 2.000 disegni e disegni, 1.895 fotografie, 11 modelli e 30 file di documenti dai suoi archivi per la sua collezione permanente, che ora costituisce la spina dorsale della mostra retrospettiva. “Siamo orgogliosi di presentare una mostra così ampia e completa a Roma”, afferma Giovanna Melandri, presidente del museo.

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Aldo Rossi, Architetto e Città, nasce sotto gli auspici di Alberto Ferlinga, a seguito di uno sforzo collettivo che ha coinvolto il museo, gli eredi di Vera e Fausto Rossi, il curatore della Fondazione Aldo Rossi, Chiara Spangaro, oltre a tanti istituzioni internazionali. Spangaro afferma: “ Rossi è sempre stato un designer colto e determinato con una visione chiara senza confini, continuando ad indagare il rapporto tra passato e futuro, per portare le sue riflessioni storiche, teoriche e architettoniche da Milano in Italia e nel mondo. ”

Bozzetto di Aldo Rossi disegnato per un concorso per l’ampliamento del Cimitero di San Cataldo a Modena

La mostra esplora la straordinaria influenza di Rossi, sia pratica che teorica, in particolare le sue idee sulla vitalità e il rinnovamento urbano. Il suo capolavoro nel 1966, Architettura della città, Rimane un testo essenziale per architetti e urbanisti. Rossi aveva un senso speciale delle città: dopo aver sofferto l’orribile devastazione della seconda guerra mondiale, sentì un vero impegno nella ricostruzione del suo paese, ma applicò la stessa passione e le stesse idee in tutto il mondo e in diversi contesti culturali. Ferlinga aggiunge che Rossi aveva “la sensibilità del poeta e la profondità del mondo”.

La mostra è divisa in due sezioni principali, una riguardante l’opera di Rossi nel suo paese (tra cui il Cimitero di San Cataldo a Modena, progettato con Gianni Bragieri nel 1971 e ancora incompiuto, e il Teatro del Mondo a Venezia, progettato nel 1979), mentre il secondo esplora le sue opere Outside (tra cui il Bonnefanten Museum a Maastricht, Disney’s Celebration Place in Florida, Hotel Il Palazzo a Fukuoka e Quartier Schützenstrasse a Berlino). Rousey era un viaggiatore impegnato e appassionato del valore del viaggio, come dimostra il suo approccio teorico e il suo attivismo come designer; Il Theatre of the World, progettato per la Biennale di Venezia del 1980 da Paolo Portugesi, era un teatro galleggiante, allestito di fronte a Punta della Dogana per tutta la durata dell’evento, per poi salpare da e per Dubrovnik prima di essere smontato.

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La biblioteca ‘Piroscafo’ di Aldo Rossi di Molteni & C.

La libreria ‘Piroscafo’, da 3.000 £, di Aldo Rossi e Luca Meda, riproposta in un caldo colore speziato da Molteni & C

La capacità di Rossi di pensare in grande e piccola scala è evidente nei progetti di mobili come la libreria “Piroscafo” (il nome significa “nave a vapore” in italiano), progettata nel 1991 per Molteni & C, con l’amico Luca Meda, che è stato direttore Tecnico dell’azienda italiana. Molteni & C e la sua consociata, UniFor, hanno sponsorizzato la mostra e contribuito con pezzi originali dai suoi archivi, oltre a creare scatole espositive per musei.

Piroscafo può essere considerato un palazzo galleggiante in cui fantasia e immaginazione possono navigare liberamente. Il suo design, caratterizzato da pareti lunghe e ininterrotte di legno e finestre di vetro, rimanda alle case sulle rive rocciose e ventose dell’Oceano Atlantico in Portogallo e Galizia, che Rossi scoprì durante uno dei suoi viaggi. L’idea della barca ha interessato l’architetto, appassionato nelle sue creazioni di connessioni astratte: un essere magico in mezzo all’oceano, capace di commuovere persone e cose. Progettato come un edificio, diventa un luogo di oggetti, vestiti, ricordi spostati, sogni e speranze. Dopo 30 anni, Molteni & C lo sta riorganizzando in un caldo colore speziato con interni in legno di eucalipto.

Schizzo di Aldo Rossi del Centro Fontivegge, la cui architettura ha ispirato il design della libreria “Piroscafo”

L’idea della libreria è nata durante una gita invernale a Perugia. In un pomeriggio freddo, Rossi e Meda stavano passeggiando per il Centro Fontivegge, sede del Consiglio regionale umbro, progettato da Rossi. La costruzione dell’edificio iniziò nel 1982 ma fu parzialmente completata nel 1989, lasciando molte parti incomplete. Molteni & C e il proprietario di UniFor, Carlo Molteni, ricorda: “ I due erano immersi nella conversazione, ma all’improvviso si sono alzati, gli occhi fissi sulla grande facciata in vetro verde dell’edificio, accanto a un camino dell’ex fabbrica di cioccolato Perugina. E qui arriva il colpo di genio: trasforma la facciata del tuo edificio in una vetrina frontale in vetro! In pochi mesi, la loro intuizione ha preso forma concreta e al Salone del Mobile di Milano 1991, quattro grandi composizioni, due delle quali con facciata bianca e due in verde prussiano, sono state presentate in un luogo orgoglioso nel nostro stand.

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Da sinistra: l’architetto Luca Meda, titolare della Molteni & C Carlo Molteni, il grafico Dieter Bisch e Aldo Rossi, fotografato a Colonia durante il Salone del Mobile, 1990

Rousey si è avvicinata alla famiglia Molteni, anche consigliando la figlia di Molteni, Francesca, sulla sua scelta della materia universitaria (ora è una regista di primo piano di film di design). Ricorda Carlo Molteni: “Aldo Rossi è stato fondamentale per noi, è stato un mentore. La sua eredità è molto importante per Molteni & C e UniFor, e da quasi 20 anni ha definito la storia dell’azienda. Oggi intendiamo ri- modificare alcune delle sue opere più importanti come parte della Heritage Collection. Altri capolavori includono Gio Ponti, Afra e Tobia Scarpa. §

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